Il 25 e 26 giugno si è svolta a Sale Langhe in provincia di Cuneo la XIX Fiera Regionale delle Piante Officinali e delle Erbe Aromatiche.

Io e Laura non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di andare a verificare di persona come questo luogo sia diventato il Regno delle Piante Officinali , quindi abbiamo partecipato al convegno organizzato nell’Arboreto Prandi dal titolo “Le coltivazioni delle piante officinali nei terreni di Langa con metodi ecocompatibili”  ascoltando la vera storia direttamente dalle parole di Renato Suria e Patrizio Michelis.

Ci hanno raccontato che alla fine degli anni ’90 sono stati recuperati i terreni di quella zona che oggi è coltivata con metodi biologici e biodinamici, circa 40 ettari tra lavanda, salvia, elicriso, melissa, issopo, malva, camomilla romana e rosmarino, ma è in particolare della lavanda che vorrei parlarvi.

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La Lavanda officinalis appartenente alla famiglia delle Lamiacee è una pianta suffrutticosa sempreverde  che ben si adatta a terreni poveri che necessitano di poca acqua e pochi nutrienti , con esposizione S/E o S/W. Vive bene in zone estreme e non ha bisogno di concimazione, insomma, è una pianta autosufficiente che ha forza vitale autonoma.

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Renato Suria ci ha spiegato come si prepara il terreno in Autunno con un’aratura non molto profonda di circa 40 cm, come si prepara il letto di semina in Primavera e come le piantine di lavanda vengono messe a dimora, manualmente o con una macchina seminatrice, ad una distanza di 40 cm l’una dall’altra e con una distanza di 170 cm tra una fila e l’altra in modo da permettere alla sarchiatrice o alla macchina  per la raccolta delle spighe di passare indisturbate tra le file. La raccolta avviene in Estate, possibilmente nel “tempo balsamico” cioè nel periodo in cui la pianta possiede la più alta concentrazione di principi attivi, quando circa il 50% delle infiorescenze sono sfiorite, quindi vengono lasciate essiccare all’ombra e conservate lontano dalla luce.

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Dopo il convegno siamo andate a visitare le coltivazioni di Enkir che incontrano quelle di lavanda rimanendo inebriate dai profumi ed impressionate dai meravigliosi colori offerti da un paesaggio da fiaba che si trova nel cuore della campagna piemontese, a due passi da casa nostra.

La giornata purtroppo è stata interrotta da un rinfrescante temporale estivo che ci ha risvegliate dall’incanto del momento e ci ha  fatte letteralmente fuggire via da quei meravigliosi campi di lavanda ma sicuramente siamo tornate a casa cariche di sensazioni ed emozioni positive e soddisfatte per aver constatato come un piccolo paese sia riuscito a diventare un’eccellenza nel campo delle erbe aromatiche e non solo.

Samantha Napoli

 

Dicono che sia il cereale più antico al Mondo questo farro monococco e noi siamo andate sino in Piemonte, sulle Langhe, per conoscerlo.

Verdissimo, alto un metro e poco più contrasta con le distese di lavanda in fiore e lo spettacolo è da mozzare il fiato.


Siamo state accolte da chi l’Enkir lo semina e lo raccoglie. Semina e raccoglie perché non ha bisogno di cure, lui è rustico e se la cava benissimo da solo proprio in quei terreni poveri che, in questo modo, sono stati recuperati.

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Marco Suria: coltivatore di Enkir

Il padre dell’Enkir è il Mulino Marinoche cura tutta la filiera garantendo un prodotto di qualità eccellente e soprattutto biologico.

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Marco Suria e Fulvio Marino del Mulino Marino

L’Enkir genera una farina ricca in carotenoidi che le conferiscono un colore piuttosto giallo, è molto profumata e povera di glutine ma con un alto contenuto in proteine.

Grazie a questa esperienza ci siamo avvicinate all’agricoltura biodinamica e siamo state rapite dalle parole di Patrizio Michelis che, nell’arboreto Prandi, ci ha raccontato di antenne cosmiche, vortici energetici e acqua dinamizzata.
Eravamo circondate da un pubblico molto variegato a livello di età e quello che ci ha stupito è che le persone più anziane erano quelle più a loro agio anzi forse felici che quello che loro hanno sempre praticato finalmente sta ritornando con nuova enfasi.
È stato confortante avere la conferma che è tutto collegato, che nulla avviene per caso e che possiamo fare di nuovo pace con la natura e sentirci parte di un sistema perfetto.
Quella terra che per anni è stata avvelenata, l’aria inquinata e gli animali sfruttati sino allo sfinimento forse ora hanno una speranza.
Come dice Patrizio Michelis, non siamo capitate lì per caso, è arrivata la chiamata e noi abbiamo risposto e ora non possiamo più tirarci indietro.

Laura Faedda

   Photo by Samantha Napoli. Do not copy or use without permission.

 

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