Cari lettori, oggi voglio condividere con voi una merenda speciale!

Ho avuto infatti l’opportunità di salire a bordo della nave Sam Simon ormeggiata a Genova per sapere qualcosa di più sull’attività di Sea Shepherd.


Ho potuto visitare tutta la nave che è davvero notevole ma la parte più interessante è stata la chiaccherata con Raffaella Tolicetti di fronte ad una meravigliosa e buonissima torta vegana.

A bordo della flotta di Sea Shepherd la cucina è esclusivamente vegana per questioni di coerenza con le loro attività.

Una parte dell’equipaggio è assunto fisso dall’organizzazione e la restante parte è costituita da volontari.

I volontari passano un certo tempo imbarcati in base alla loro disponibilità e la loro età è variabile. Le mansioni che possono svolgere sono diverse. 

Dal momento che per molti può essere la prima esperienza di lunga navigazione in condizioni non sempre confortevoli, si può presentare il problema del mal di mare. Loro dicono che al mal di mare ci si abitua e che il modo migliore per stare mglio è impegnarsi molto nel lavoro e non fermarsi.

Ho chiesto a Raffaella se ha avuto, durante i suoi sei anni di servizio, dei momenti di cedimento e lei mi ha risposto che ne ha avuti diversi ma quando si è in navigazione non si può sbarcare quando si vuole e i momenti di sconforto e di rabbia piano piano si dissolvono e rimane solo l’obiettivo che spinge ad imbarcarsi che è sempre il faro nella nebbia di ogni volontario.

Tra le difficoltà delle varie mansioni che si possono svolgere a bordo bisogna dire che cucinare non è facile perché si ha una grande responsabilità. Si deve cucinare in condizioni difficili e gestire la cambusa durante una missione richiede una certa dimestichezza e professionalità che è tipica di chi lo fa di mestiere ma magari non di un volontario. Inoltre, il lavoro a bordo spesso è faticoso e quando è ora di mangiare c’è bisogno di un certo conforto. A questo punto è facile capire quanto può essere importante riunirsi a tavola e condividere il cibo.

La Sam Simon può ospitare a bordo circa 30 persone anche se una volta è capitato che durante un’azione pericolosa, la nave nemica è affondata e loro hanno ospitato a bordo tutto l’equipaggio che consisteva in circa 40 persone. Per 20 ore hanno convissuto con il nemico che hanno dovuto confinare a poppa sorvegliato a vista per non correre il rischio che prendesse il comando della nave. In questo caso il comandante ha avuto un ruolo chiave perché con grande maestria è riuscito a mantenere l’ordine. Arrivati a terra l’equipaggio nemico è stato arrestato. Per maggiori informazioni leggete quì.

 A poppa della nave ho visto le ammaccature dovute ad uno speronamento e la strumentazione che usano per tirare su le reti illegali che trovano in mare. A quanto pare il mondo sommerso non è come immaginiamo cioè incontaminato e selvaggio. Pensate che ci sono chilometri e chilometri di reti illegali che distruggono l’ecosistema. Una volta hanno imbarcato ben 75 km di reti (potete vedere un filmato quì) che vanno ad un km di profondità e vederle dalla superficie dell’acqua non è affatto facile. Tutta la plastica raccolta, in questo caso, è finita ad una notissima marca di calzature sportive ed è stata quindi riciclata.

La gestione dei rifiuti durante le missioni non è per nulla facile per l’equipaggio perché spesso il cibo arriva da donazioni e non essendo scelto da loro si porta dietro imballaggi che poi vanno gestiti.

A bordo le pensano tutte per ridurre il carico dei rifiuti e hanno ideato una coltivazione idroponica e una gestione dell’organico. All’arrivo in porto non è sempre facile smaltire i rifiuti perché si è costretti a seguire delle regole che non sempre sono appropriate. Infatti in alcuni porti non esiste la raccolta differenziata il che è un paradosso se a bordo si è obbligati in qualche modo a differenziare.

La Sam Simon era una nave giapponese comprata da Sea Shepherd con altro nome perché altrimenti non avrebbero mai potuto comprarla. Una volta si sono trovati a disturbare i giapponesi in un’azione e la Sam Simon si è trovata in mezzo alla flotta con la quale lavorava prima e proprio davanti alla sua nave gemella. Ovviamente e comprensibilmente i giapponesi ci sono rimasti male vedendo a chi avevano venduto la loro nave.

Abbiamo parlato molto della pesca illegale e del mondo che nasconde. Un mondo orribile che, oltre ai danni ambientali, provoca indicibili sofferenze agli uomini che partecipano a questa pratica. Questi equipaggi infatti sono formati da schiavi che vengono trattati nel peggiore dei modi e, quando ridotti allo stremo delle forze, lasciati morire e gettati in mare senza nessuno scrupolo.

Chiedo scusa se non sono stata precisa nel riportare le informazioni ma non pensavo di fare un articolo dopo questa esperienza e non ho preso appunti!

Tuttavia spero che abbiate gradito questa condivisione e che vi venga voglia di sapere di più sugli argomenti che ho accennato.

Ringrazio Sea Shepherd per avermi ospitato a bordo, per avermi sorpreso e istruito su aspetti che non conoscevo.

Spero che anche voi possiate vivere un’esperienza come questa e che me la vogliate raccontare.

Laura Faedda

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