Leggendo il mio ultimo post forse vi starete chiedendo perché la carne che entra nelle nostre case può portarsi dietro i superbatteri resistenti agli antibiotici e di conseguenza molto pericolosi per la nostra salute. Che relazione c’è tra cibo, antibiotici, superbatteri, obesità e antibioticoresistenza?

Fonte: http://pin.it/frRwYRK

Forse non immaginerete che la maggior parte degli antibiotici che vengono prodotti non è destinata all’uomo. Si calcola che in Europa circa il 70 % della produzione sia destinata agli allevamenti di animali e in alcuni paesi si arriva a quantitativi ancora maggiori.

Purtroppo il progresso in campo scientifico ha sempre un rovescio della medaglia e le grandi scoperte utili per l’umanità spesso ci si possono ritorcere contro.

L’uomo ha abusato di molte scoperte per facili guadagni come nel caso degli allevamenti intensivi. In questo caso gli scienziati hanno infatti scoperto che somministrando piccole quantità di antibiotici in maniera continuativa mediante il cibo degli animali allevati ne aumentava enormemente il tasso di crescita. Immaginate che guadagno poteva generare il fatto che gli animali crescessero più in fretta accorciando notevolmente i cicli produttivi.

Come ho già descritto nel post “Come sono veramente gli allevamenti intensivi?” Dovete immaginare un allevamento intensivo come un luogo triste e sovraffollato, molto stressante per gli animali. Lo stress, come saprete, abbassa le difese immunitarie e rende l’organismo più vulnerabile agli attacchi provenienti dall’ambiente esterno. Se contate poi la convivenza forzata con altri soggetti è facile immaginare quanto tempo ci voglia perché una qualche malattia si diffonda. Dal punto di vista economico, quando un animale si ammala, è meglio trattare tutti i soggetti che isolare e trattarne uno solo.

Anche se in Europa dare gli antibiotici come stimolanti di crescita è vietato, non mancano frodi in campo mangimistico.

Ovviamente in caso di salute l’allevatore può somministrare antibiotici ai propri animali rispettandone il tempo si sospensione prima di macellare.

Va da se che l’ambiente risulti via via sempre più inquinato dagli antibiotici aumentando la probabilità di fenomeni di antibiotico-resistenza.

I batteri infatti esistono da prima dell’uomo in questa terra e ci sono ancora per la loro grande capacità di adattamento ai cambiamenti.

Gli antibiotici rientrano nella lista degli ostacoli da superare per loro e giorno dopo giorno imparano a resistere anche a questa avversità. Più queste molecole create in laboratorio si diffondono nell’ambiente e più abbiamo la probabilità che per loro non siano più un problema.

In Europa arriva moltissima carne di importazione da paesi con leggi diverse dalle nostre e questo è un problema ancora maggiore per noi.

Il pesce non è esente da tutto ciò perché se è di allevamento consuma mangime anche lui e il problema non cambia.

Inoltre, se il pesce è allevato nelle gabbie in mare dove pensate che finiscano gli antibiotici somministrati? Confinati nelle gabbie? Non credo proprio…

È vero che ci sono controlli su controlli ma qualcosa può sempre sfuggire e se non ci arrivano in tavola gli antibiotici ci arrivano tranquillamente i superbatteri.

Gli antibiotici vengono espulsi con le urine ritornando nell’ambiente anche mediante i fertilizzanti prodotti con le deiezioni animali finendo sui campi e sulle verdure per esempio.

I nostri scarichi domestici finiscono nei corsi d’acqua e la storia continua.

Il fatto è che non possiamo in alcun modo sfuggire a residui antibiotici o ai superbatteri.

Potreste pensare che piccolissime dosi di antibiotico siano innocue ma io non ne sarei poi così tanto sicura.

Sono stati condotti degli studi sui topi che hanno dimostrato che quelli trattati dalla nascita con bassissime dosi di antibiotici sviluppavano più massa grassa, ben il doppio rispetto ai soggetti non trattati. La composizione della microflora intestinale dei trattati differiva molto rispetto ai non trattati che avevano i tipici batteri buoni come i lattobacilli.

Dopo interruzione della terapia, la flora intestinale tendeva ad avvicinarsi come composizione a quella dei non trattati ma risultava molto più impoverita ma i soggetti restavano comunque più grassi e con il sistema immunitario decisamente più indebolito.

Vi ricordate cosa ho scritto nell’articolo “Basta, mi cambio i batteri!”? Ho accennato al trapianto di microbioma intestinale che è stato utilizzato anche in questo caso per avere la sicurezza che gli antibiotici fossero la reale causa del cambiamento della microflora intestinale.

È risultato che i topi da laboratorio allevati privi di germi, dopo il trapianto di microbi intestinali dei topi trattati con dosi sottoterapeutiche di antibiotici, evidenziavano un notevole aumento di peso. In entrambi i gruppi si sono riscontrati ormoni intestinali tipici dell’obesità che inducono ad assimilare diversamente gli alimenti e ad avere più fame.

L’aumento dei casi di obesità aumenta di generazione in generazione.

L’impoverimento del microbioma intestinale, i cambiamenti nella nostra dieta e le cattive abitudini portano il fenomeno a dilagare sempre di più ed è facile che madri obese generino figli che diventeranno obesi a loro volta proprio per l’eredità di batteri sbagliati.

Vi starete chiedendo cosa possiamo fare per evitare tutto questo.

La risposta è che tutti dobbiamo cambiare atteggiamento, dobbiamo informarci, farci e fare delle domande e prima di fare una scelta ci dobbiamo chiedere se è quella giusta.

I medici dovrebbero informare meglio i pazienti e prescrivere antibiotici quando veramente c’è bisogno.

Dobbiamo essere più pazienti quando ci ammaliamo. Oramai non abbiamo più nemmeno il tempo per ammalarci, pretendiamo che le pillole ci facciano guarire in un nanosecondo impedendo al nostro corpo di arrangiarsi un po’ da solo.

Di contro la ricerca scientifica dovrebbe essere meglio finanziata per permettere che gli scienziati trovino molecole molto più selettive invece che ad ampio spettro.

Purtroppo si tende sempre meno a fare indagini batteriologiche (perché richiedono soldi e tempo) e si arriva a richiedere un antibiogramma al microbiologo quando spesso è troppo tardi e con nessun antibiotico esistente si riesce a guarire ad esempio da una cistite recidivante.

Tutto questo è triste e spaventoso ma se state leggendo questo post significa già qualcosa.

Le persone che fanno più paura sono quelle che si ostinano a rimanere ignoranti.

Io nel mio piccolo cerco di diffondere informazioni sperando che serva a qualcosa.

Anche Samantha mi accompagna in questa opera di diffusione e se vi siete persi il suo articolo lo potrete trovare quì.

Tuttavia vi voglio lasciare con una speranza. Nel prossimo articolo vi aggiornerò sul lavoro dei ricercatori nel trovare nuove armi da usare contro i superbatteri e vi anticipo che potrebbero arrivare ancora una volta dalla natura…

Laura Faedda

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