Chissà se ve lo sarete chiesti anche voi. 

In una realtà contemporanea dove non sappiamo cosa mangiamo davvero, stiamo tornando indietro e ci piacerebbe sapere dove trovare facilmente dei prodotti a filiera corta che ci permettono di guardare in faccia chi li produce perché questo ci rassicura.

Mi riferisco, in questo caso, non ad aziende vere e proprie, ma a tutte quelle realtà che non vengono controllate da nessuno ma vendono comunque i loro prodotti.

A questo proposito, per aggiungere una nota di colore vi voglio raccontare una storia che ha a che fare con una delle mie psicosi.

C’era una volta una tirocinante…sì proprio io in missione in un Istituto Zooprofilattico della Sardegna dove ho trovato delle persone che mi hanno insegnato moltissimo e che ricordo con piacere perché hanno sempre assecondato le mie curiosità da microbiologa in erba.

A seguito di due galline di mia zia morte in circostanze sospette…decido di visitare il suo pollaio. Dal momento che ci stavo andando ho pensato di portarmi dietro anche dei tamponi per indagare sulla Salmonella per assicurare mia zia sulla bontà delle uova che consumava con la sua famiglia.

Avrei dovuto eseguire dei tamponi cloacali…sapete tutti cosa significa vero?

Ovviamente non mi ero minimamente posta il problema di come avrei potuto fare in pratica. Non so, forse mi aspettavo che le galline si mettessero in fila con il posteriore per aria per essere “tamponate” da me!

Sinceramente mi dava anche sicurezza mia zia, dopotutto erano le SUE galline!

Avevo sbagliato tutto.

Appena varcata la soglia siamo state accolte dal gallo che quel fantasioso di mio zio aveva chiamato Vercingetorige.

Fonte: http://pin.it/-T1ONnE

Era un gallo tutto spennacchiato che non aveva proprio nulla di regale come faceva intendere il nome, piccoletto, bruttino, sfigato insomma. 

Al secondo passo, a sorpresa, Vercingetorige ci attacca. Oddio mi sono presa una paura incredibile, mi ha rincorso per mezzo pollaio cercando di beccarmi le caviglie. Mia zia cercava di riportarlo all’ordine ma non risultava molto efficace. A quel punto, come potevamo fare a prendere le galline e a fare quello che dovevamo fare?

Non vi racconto tutto ma immaginatevi la scena…corse, strategie stile: “tu mettiti quì e io mi metto lì e la blocchiamo quando passa”, la sorpresa di vedere le galline volare (quindi ho capito che le ali avevano un’utilità anche per le galline), inciampamenti vari con cadute più o meno rovinose in mezzo al becchime e non solo a quello, le beccate del Re dei galli…

Insomma, ci abbiamo messo un sacco di tempo, ci siamo ridotte uno schifo e alla fine avevamo più piume delle galline appiccicate alle giacche e sulle fronti sudate. Abbiamo anche riso però, un mucchio!

Alla fine non ho trovato (per fortuna) nessuna Salmonella e ho scoperto che le due galline erano morte per una questione di ordine di beccata. Una è morta di fame e l’altra ha mangiato talmente tanto da autosoffocarsi. Se non avessi visto però un sacco di puntate della Signora Fletcher non ci sarei riuscita!

Tutto questo per dire che tantissimi hanno le galline allevate all’aperto e che mangiano cose genuine, ma chi le controlla per la Salmonella?

Che Vercingetorige sia con voi…

Laura Faedda

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